ita eng esp

LaStoria

La storia

Soave musica ed antichi scritti, momenti indimenticabili di storia…

Il Castello è dimora di cultura e di arte sin da quando più di cento anni fa la Contessa Ada Telfner invitava l'aristocrazia perugina ed i massimi esponenti della cultura italiana e straniera.

Attualmente è gestito direttamente dalla famiglia Temperini proprietaria del complesso fin dal 1975.

Anche negli anni del fascismo e della seconda guerra mondiale, il parco del castello era sede di interessanti incontri botanici promossi dalla Contessa Natalie Vitetti, moglie del Leonardo Vitetti, ambasciatore presso l'OECE, le Nazioni Unite a Parigi.

Storia del Castello

Il Castello dell'Oscano sorge a soli cinque chilometri dalla città di Perugia in località Cenerente.

Il nome di Cenerente scaturisce dalla parola “cenere” che si depositava in questa località in conseguenza delle eruzioni vulcaniche del vicino Monte Tezio.

Sondaggi geologici avvalorano la presenza di cenere negli strati superficiali del suolo. Dalle pendici di Monte Tezio nasce il torrente Oscano, da cui prende il nome il Castello, che porta le sue acque nel Lago Trasimeno. Fin dal XIII secolo, periodo di maggior inurbamento e incastellamento della campagna, sono presenti in zona insediamenti umani (abitati) di Cenerente e Oscano.

Nel XV secolo, mentre non compare più l'abitato dell'Oscano, troviamo ancora citato quello di Santa Maria di Cenerente, che fin dal 200 è dotato di propria chiesa parrocchiale.

Questo abitato è un trivio da cui si dipartono le strade che ad ovest vanno verso Corciano e il Lago Trasimeno, a nord-ovest verso Capocavallo, infine a nord fino alla valle del Tevere. È importante ricostruire questi tracciati, spesso piuttosto impervi, perchè attraverso essi scorre un flusso commerciale di bestiame, lana, derrate alimentari e prodotti utili all'artigianato cittadino. E grazie ad essi che l'abitato di Cenerente continua a ricoprire una certa importanza nel corso dei secoli, mentre l’abitato dell'Oscano sembra destinato a scomparire.

Infatti dopo la peste nera (1348) e il conseguente tracollo demografico, diversi nuclei abitati, ubicati in posizione più scomoda sia dal punto di vista economico che difensivo, vengono abbandonati.

Per il secolo XVI numerose sono le notizie riguardanti questa località, segno della costante vitalità dell'abitato. All'anno 1500 risale l'accatastamento dei beni della chiesa di S. Maria di Cenerente; nel 1559 a questa parrocchia risulta unita quella, poco lontana, di S. Firmina e nell'anno 1564 è segnalato l'esistenza del fonte battesimale. Esaminando la mappa gregoriana di Cenerente è possibile osservare lo stato originario della rete viaria che confrontata con le mappe catastali successive evidenziano le modificazioni. Nel registro delle modificazioni del comune di Perugia, n 17 bis, è registrata la cessione di diversi appezzamenti di terreno da parte dell'avvocato Alessandro Bianchi al comune di Perugia, costituenti il nuovo tracciato viario, tale atto risulta rogato il 18 giugno 1901.

Sull'origine del castello manca una precisa documentazione bibliografica, ma dall'esame della sua struttura, dall'analisi dei luoghi e della loro storia (sopra riportata) si può supporre che nel medioevo sul luogo sorgeva un fortilizio con torre quadrangolare i cui resti sono ancora visibili nella scala minore del castello. Le prime notizie scritte sul Castello dell'Oscano, risalgono al 1364, quando le milizie pontificie della Compagnia Bianca giunsero dalla toscana ed invasero, devastandolo, il territorio Perugino. Tutta la zona intorno a Cenerente, e dunque anche quella dell'Oscano, all'epoca era considerata strategica, in quanto crocevia di importanti vie di comunicazione verso il Lago Trasimeno, Capocavallo e quindi la Toscana, e verso Pieve San Quirico, Gubbio e le Marche.

Nel quattrocento vi avevano estesi possedimenti i conti di Antognolla. Nelle vicinanze esisteva inoltre il castello di Catrano che dette origini alla nobile famiglia perugina degli Ansidei. La tenuta “Oscano” di Cenerente dalla metà dell’ottocento appartiene all'avvocato Alessandro Bianchi (1835 - 1905), celebre penalista perugino chiamato anche “il principe del foro”. Attraverso i più importanti processi dell'epoca, avvocato della curia Vescovile e di vari esponenti della nobiltà locale, accumulò ingenti fortune. Difese il bandito Nazzareno Guglielmi soprannominato Cinicchia (il quale si racconta gli confidò il luogo dove aveva sotterrato un ricco bottino). Difese inoltre il bandito Odero che aveva rapinato più di un milione alla banca di Siracusa. Il Bianchi possedeva in Perugia l'omonimo palazzo che aveva fatto costruire di fronte al Teatro Morlacchi, Villa Oscano, alcune tenute con ville a Valfabbrica, e nel 1889 acquistò dal Comune di Perugia il terreno dove sorgeva l'antico Teatro Turreno, e provvide a proprie spesea ricostruirlo.

L'avvocato Bianchi mori con la gola tagliata il trenta agosto del 1905 durante un’eclissi di sole, all'interno del palazzo che aveva fatto costruire e su cui risiedeva, al centro di Perugia di fronte al teatro Morlaacchi. Accusato del delitto fu il ventottenne Guido Casale, condannato nel 1908 a l'Aquila a trenta anni di prigione. Sulle cause dell'omicidio varie ipotesi si formularono, la più accreditata dagli storici è che il Casale si innamoro di Guglielmina Ranaldi di Casacastalda che svolgeva le mansioni di istitutrice della nipote dell'avvocato. Figlia o amante del medesimo, nessuno lo seppe mai, ma Guglielmina era la principale destinataria dei beni testamentari del settantenne avvocato che, una volta accortosi della relazione carnale con il Casale, provvide a cambiare il testamento. Nel 1895 nell’antica limonaia della Contessa Telfner a Villa Oscano si svolse il duello tra il Conte Vittorio Cesarei e il Signor Placido Ciucci per un diverbio avvenuto al caffè. Si ferirono entrambi e si riconciliarono. Nello stesso anno infatti l'Avvocato Alessandro Bianchi a causa di difficoltà finanziarie per l'avvenuta costruzione del teatro Turreno, vendette la proprietà “Oscano” ai coniugi Ada e Giuseppe Telfener (Telfner), che avevano alienato a Roma Villa Salaria, appunto chiamata Villa Ada, ai principi Savoia. La Tenuta dell’l'Oscano ancora rappresentata da una villa settecentesca con tenuta e al posto dell’attuale Castello sorgeva un antico casolare di tipo padronale chiamato "CasaTorre".

Il conte Giuseppe di Carlo Telfener di nobile famiglia originaria della Val Gardena, si era stabilito a Roma dove faceva parte degli ambienti aristocratici e politici della capitale, vantando grande credito perfino alla corte di casa Savoia. I suoi affari in precedenza lo avevano portato lontano dall'Italia, per costruire importanti opere, tra le quali la ferrovia attraverso le plaghe di Rio de la Plata in Argentina, e in Texas. Negli Stati Uniti conobbe e sposò Ada Hungerford, una ricchissima nobile americana. Il conte Giuseppe di Carlo Telfener accompagnato dalla moglie, La contessa Ada Telfener con tutta la famiglia, si era trasferito in Umbria già dal 1879, dove, a maggio di quell'anno accreditato di una fortuna di 30 milioni, fù invitato a candidarsi per le elezioni politiche venne eletto deputato nel circondario di Foligno da radicali e repubblicani, in un'elezione “supplementare”, ottenendo un discreto successo, nonostante il giornale “il Progresso” lo osteggiò.

La sua elezione fu aspramente contestata anche in Parlamento, tanto che vennero indette elezioni suppletive alle quali il Telfener non volle partecipare. L'intraprendente Ingegnere e Conte Giuseppe Telfener nel corso di un periodo di vacanza a Vallombrosa nel 1881 maturò la decisione di investirvi parte del suo capitale nell'edificazione di una stazione di soggiorno estivo facilmente raggiungibile dalla ferrovia Firenze-Roma. Parte fondamentale di questo progetto era la costruzione di una ferrovia a cremagliera da porre al servizio sia dei turisti sia dei numerosi studiosi richiamati dall'importante Istituto Forestale di Vallombrosa, innaugurato nel 1891. Dopo aver costituito a Firenze la “Società Anonima per la Ferrovia Sant'Ellero-Saltino”, lavorò personalmente al progetto presentato nel novembre del 1891. La proposta di costruire la prima stazione estiva italiana fu ben accolta dal Ministro dell'agricoltura Bruno Chimirri, il quale incoraggiò Telfener e gli permise di ottenere in breve concessioni su terreni demaniali. Il 21 maggio 1892 fu approvato il progetto definitivo per la costruzione della Ferrovia a Cremagliera che avrebbe collegato Saltino e Vallombrosa con la linea Firenze-Roma, presso S.Ellero.

Grazie al sussidio governativo di 3.000 lire a km. per 35 anni, ed a sovvenzioni della Provincia di Firenze e del Comune di Reggello, i lavori poterono prendere rapidamente inizio il 23 maggio 1892, per concludersi il 20 settembre dello stesso anno con la realizzazione di un tracciato ferroviario lungo 8 chilometri con pendenze fino al 22%, ed avente una speciale asta dentata posta fra le due rotaie che consentiva alle locomotive di arrampicarsi nelle salite, opera unica in Italia. La prima struttura ricettiva (su lotto di foresta demaniale) progettata e costruita dal Telfener nello stesso periodo al Saltino fu l'"Hotel Stazione". Un imponente struttura in stile Svizzero con i caratteristici tetti spioventi, capace di 100 camere da letto e dotato, cosa unica per l'epoca e la zona, di luce elettrica.

Dal 25 settembre 1892, giorno dell'inaugurazione della ferrovia, Saltino e Vallombrosa diventarono meta di villeggiatura frequentata dalla migliore aristocrazia italiana del tempo; ministri e uomini di cultura vi soggiornavano nei mesi estivi creando così un ambiente d'elite tale da far conoscere Saltino e Vallombrosa in Italia e all'estero come la "Svizzera Italiana". Intanto Telfener, la cui salute si era aggravata, aveva passato la gestione ad altri azionisti della società di gestione della ferrovia e dell'albergo.

All'Oscano, sui resti di un antico fortilizio, nel 1895 la contessa Ada Hungerford in Telfener fece erigere in circa dieci anni, un falso castello medievale in stile neogotico, ispirato a modelli inglesi e toscani, secondo una moda “revival” del periodo illuminista molto diffusa in quegli anni, non dissimile da Miralago sul Trasimeno, e del Castello Isabella sull'isola Maggiore, in cui era solita invitare l'aristocrazia perugina ed esponenti della cultura italiana e tedesca. Non si conosce il nome del progettista di tale opera, ma è legittimo ipotizzare che sia stato (almeno nella parte iniziale, 1895 dicembre 1897 data della morte) lo stesso conte ingegnere Giuseppe Telfener che senz'altro ne aveva le competenze, ma che sicuramente non ha potuto completare l'opera durata almeno dieci anni. Altra ipotesi altrettanto legittima è che il progettista sia stato, da solo, insieme al “conte”, o proseguendo l'opera del conte, l'ingegner Censi di Roma, di cui esistono alcuni disegni del castello, appesi alle pareti dello stesso. Grazie ai Conti Telfner, all'inizio del secolo il castello divenne punto d'incontro di movimenti culturali da tutta Italia ed anche dalla Baviera e la sua fama in ambito regionale determinò numerose imitazioni dell'architettura e della sistemazione del giardino che nei primi anni del novecento divenne sede di uno dei più importanti club di botanici. Il 10 aprile 1913 fu notificato ai conti Telfner un vincolo ai sensi dell'articolo 5 della Legge 20 giugno 1909, riguardante la “Villa Telfner presso Cenerentola o Cenerente, Castello dell'Oscano, avente importante interesse ed è quindi sottoposta alle disposizioni contenute negli artt. 5, 6, 7, 13, 14, 29, 31, 34 e 37 della citata Legge” Nel maggio del 1913 all'Oscano dai Telfener viene organizzato il Garden Party con gimkana, corse di somari ecc. Nel febbraio del 1914 Josè Telfener, uno dei figli di Ada e Giuseppe Telfner, sposava a Cimar vicino Nizza, la signorina Pia Marro. Mentre l’altro figlio John Telfner sposò la Signorina Rina Giostrelli e si trasferì in Puglia per aiutare Padre Pio nell’opera di costruzione della Casa della Sofferenza. Nel 1930 circa la tenuta e la villa-castello fu acquisita dai Vitali, e successivamente nel 1935 circa, dopo un periodo di locazione fù acquistata dall'ambasciatore Conte Leonardo (di Ernesto) Vitetti nato a Locri il 15 dicembre 1894.

Il Conte Vitetti, Ambasciatore presso l'OECE, le Nazioni Unite a Parigi, abitò nel Castello insieme alla moglie Natalie e al Figlio Ernesto Guglielmo Vitetti fino al 1947 ma seguitarono a trascorrere le vacanze nel Castello anche successivamente quando poi nel 1970 decisero di venderlo. In data 10 luglio 1970 il conte Leonardo Vitetti cede l'intera proprietà alla Villa Oscano Società a r.l. Con sede in Perugia, e dopo diverse vicessitudini, cambi di amministratore, nonché sede, prima Milano, poi Monza e successivamente di nuovo Perugia, viene trasformata in Villa Oscano S.p.a. nel 1975 e nel 1976 viene acquistata da un noto industriale di Perugia Dott.Elvio Temperini insieme alla moglie Grassetti Graziella e a due soci Benito Pecetti e Rolando Cappella.